The Fastidio Compendium [1]

Tenda della Doccia

Stai facendo la doccia.

La finestra è aperta, e c’è corrente.

La tenda della doccia, molle e plasticosa si muove.
E ti si appiccica addosso.

Tu la sposti infastidito con una manata.

Ma le si muove. Anzi, sarà forse un qualcosa di fisco legato al fatto che tu stai generando vapore caldo e fuori l’aria è più fredda, sì muove moltissimo; quasi esagera.

E ti si appiccica addosso.

Che fastidio !

Il Paradigma del Maestro di Sci

Il Paradigma del Mastro di Sci è tristemente noto a chi, magari esperto od anche solo avanzatamente iniziato di una qualunque materia, si sia trovato nella condizione di dover trasmettere la propria dottrina.

Il Paradigma può essere esposto come segue:

“Il Maestro di Sci può insegnare a sciare a chiunque TRANNE alla propria donna”

Ma passiamo alla spiegazione.
Per insegnare a sciare il Mastro deve essere fermo, deciso. Anche cattivo.
Quindi è tutto un “piega quelle gambe!!!” o un “su il sedere.. non andare giù! SU’!!”. Fino anche alla leggera bacchettato con il bastoncino sulle ginocchia del malcapitato “PIEGA LE GAMBEEEE“.

Ecco, può farlo con chiunque tranne che con la propria donna, o in generale con un collaterale di sesso femminile. La reazione è ovviamente, e dopo un po’, un “MAVAFFANCULO“, una faccia incazzata e bene che vada una schiena rivolta quando si va a dormire nel lettone.

Detto modello è facile da declinare alla vita di tutti i giorni, e non solo in ambito sportivo.
Se devi insegnare alla tua amata ad usare il PC, a giocare con lo yoyo o i fondamenti del calcolo numerico la reazione sarà sempre la stessa.

Inutile comunque rifiutarsi, fuggire. Si otterrebbe comunque una reazione negativa, forse peggiore.. non si sa.. ma questo è un altro discorso.

Capita quindi che la tua compagna ti dica: “Dai giochiamo insieme a World of Warcraft! Io voglio fare la maghetta.”

Cazzo, è o non è il sogno di tutti i maschi videogiocanti ???
Due PC appaiati sulla stessa scrivania, e due anime gemelle che si apprestano ad affrontare un’avventura (che se va male li terrà incollati lì per un bel po’) in un mondo fatto di Maghi, Guerrieri, mostri da uccidere, donzelle da salvare, ecc.

Però tu gi gichi da quanto ? 3 anni ? E certe cose ti paiono automatiche. Fin banali.
Quindi è tutto un “Clicca lì!”, “No attenta così no”, “Ecco vedi qui devi fare così”, “No! Hai sbagliato! dovevi fargli il ghiaccio per bloccarlo e castare una fireball“, “Che professioni vuoi fare ? devi scegliere tra queste 16..”

E via così…

Ecco, il minimo che ti può capitare è uno sguardo d’odio e un :

“Luca… questa sera ti odio a tratti…”

Amoreeee.. andiamo a sciare che ti prendo un bel maestro…. heeemm.. una bella maestra di sci ??”

Patente Scaduta

Già le cose che devo fare una volta l’anno tendo a dimenticarmene.

Tipo il bollo dell’auto, tutte le volte non mi ricordavo dove si andava, quanto si pagava, cosa dovevo scrivere e fino a quando (poi l’ACI ha fatto il servizio online BolloNet e rulez!), e tutte quelle cose lì.

Figuriamoci una cosa che scade ogni dieci anni !

Certo avrei dovuti pensarci nel giorno del mio compleanno che 18-28-38 era ora di rinnovare la patente.

Meno male che la mia compagna, volendo far vedere alla madre la foto di quando avevo 18 anni (per farle vedere probabilmente 1. quanto ero più magro 2. come sto senza barba 3. quanti cazzo di capelli avevo!) , ha tirato fuori il roseo documento scoprendo che era scaduto mesi fa !

Bon, per queste cose ci sono le agenzie e mi ci rivolgo. Solo che era agosto ed erano tutte chiuse ! Ne trovo una che alla fine mi fissa l’appuntamento per l’altro ieri.

Rimango però circolante con la mia bella patente scaduta. Non c’è altro modo per andare al lavoro, fare la spesa ed in generale vivere !

Mi vado a cercare cosa mi accadrebbe in caso di fermo da parte delle forze dell’ordine (ben sapendo che, grazie alla Legge di Murphy od in generale alla Sfiga Più Nera, solo ora che ne ero consapevole avrei rischiato una paletta da una qualche pattuglia… è sempre così), e leggo le cose più terribili: ritiro, multe salatissime ed in alcuni casi l’esecuzione lì sul posto con un di pistola alla nuca dopo avermi fatto inginocchiare.

Fino a che non arriva il giorno e mi reco nello studio dentistico (????? boh..) dove c’è l’appuntamento con chi dovrà visitarmi.

Arrivo puntualissimo e sicuro di essere quasi solo. Invece scopro che ci sono già dentro una cinquantina di persone (!!!) di tutte le età. Chiedo “siete qui per la patente?” e tutti “SI” (io speravo che una buona parte fosse lì per il dentista, ma tant‘è.).

Vabbè. Mi siedo ed aspetto.

L’esaminatore arriva pure con una buona mezz‘ora di ritardo, e cominciano a chiamare in ordine di arrivo. Io mando preventivamente un SMS alla mia compagna con una cosa del tipo “credo che arriverò per mezzanotte” e mi rassegno.

Ma ecco che i chiamati per cognome entrano nella stanzina, ci stanno 30 secondi , escono, pagano al tipo dell’agenzia e se ne vanno.

Trenta secondi !!!!!

Comincio ad ironizzare con i presenti “Magari se entra e ti chiede: ‘tutto bene in famiglia ?’ tu rispondi : ‘sì tutto a posto grazie e lei?’ e poi ti lascia uscire”. Si ridacchia e si aspetta.

Dopo 20 minuti tocca al sottoscritto. Entro e il tipo mi fa:

“Malattie in famiglia? Diabete ? ecc”
“No” (ma mi trattengo da dire “tutto a posto, grazie. e lei?” e mi viene anche un po’ da ridere)

“Obbligo di guida con lenti?”
“Sì ho su le lenti a contatto”

“Legge qui?” indicandomi una classica striscia di lettere da optometrista con la penna
“A Q”
“No guardi le ho chiesto se legge”
“Ah… sì certo”
“Firmi qui e arrivederci”

Esco, pago 85 euro (OTTANTACINQUEURO !!). Prendo il foglietto sostitutivo da tenere nella patente e me ne vado.

Ma dico io. Ho rischiato per mesi di essere appeso al ponte dell’autostrada perchéMIODDDIOOO lei gira con un documento scaduto !!! É PAZZO !?!?!?!?” e poi “l’esame” è quella vaccata qui ?

Cazzo ma al tipo che mi dava sui 70 con evidenti problemi di deambulazione e di riflessi (poverino ci ha messo un minuto solo ad alzarsi dalla sedie per entrare prima di me) ha fatto lo stesso “esame” (visto che pure il suo è durato 30 secondi netti) o gli ha chiesto come andava con la prostata ?

Signur….

Ho la barba fonata

Quando sono andato a vedere il film 300 sono rimasto folgorato.

Non tanto dalla storia o dalla fotografia, visto che avevo la graphic novel originale di Frank Miller da dove il regista ha ripeso paro paro le inquadrature.
Nemmanco dai fisici scolpiti degli spartani (quelli al limite han generato solo invidia).

Ma dalla Stupenda Barba di Re Leonida, tanto che ho detto “voglio pure io la barba così”.

Ora, per chi non ha mai tenuto una barba più che lunga (o chi per ragioni ormonali di barba non ne ha proprio) l’argomento potrebbe sembrare semplice: te la lasci crescere, la sistemi un pochetto ogni tanto e bon.

E invece non funziona così. L’esperimento “la lascio crescere liberamente rigogliosa che la natura farà il suo corso” l’avevo fatto qualche anno fa ottenendo un pericoloso effetto taleban.
Un giorno quando l’Imam di Varese (che incontravo spesso al bar e che tra l’altro portava una barba fighissima) mi lascio pagato il caffè al bar dopo avermi fatto un cenno ed un sorriso decisi che era ora di tagliarla.

Ora invece la voglio così. Lunga e leggermente a punta.

Ma al di là di questo ci sono cose che chi non ha mai tentato l’esperimento non sa, e che forse non immagina.

1. Shampoo
La barba lunga va lavata, e spesso. Ci si mangia con la bocca eh
E dopo che si allunga non è più possibile usare il bagnoschiuma ma è consigliabile usare uno shampoo proprio come quello che userei ,se li avessi, per i miei capelli.

2. Asciugatura
Una barba così lunga va asciugata. Specie se si fa la doccia la sera e magari si va a dormire con i peli umidelli. Il rischio e di svegliarsi con l’effetto gatto soriano abbarbicato sul mento: una palla di peli impazziti che salgono fin sopra le labbra.

3. Pettine e Forbice
La barba va pettinata e spazzolata. E bisogna darci tanto dentro di forbice. E spesso.
Quando si allunga sopra i 4/5 cm diventa proprio come i capelli, con “rose” e ciuffi che se ne vanno sempre da una parte e/o che crescono più velocemente da una parte che da un’altra.

5. Fon (Phon)
Delle volte non c’è altra soluzione che fonarsela. Con la spazzolina piccola e rotonda per tirarla.
Il problema è che l’effetto ottenuto è tipo barba dei ZZTOP, con i peli liscissimi e con l’effetto un po’ scarmigliato.

Inoltre (specie se si è usato uno shampoopuffoso” tipo il Baby Shampoo Jhonson o se la si è fonata dibbella) ci sono, dopo una certa lunghezza, i problemi tipo: apro il finestrino dell’auto mentre guido e la barba mi svolazza tipo bandiera verso destra. Lo chiudo e tende a rimanere in quella posizione.

Insomma è tutta una cura, un’attenzione e un controllare in che posizione sta per non fare la figura di quello un po’ sotto curato tipo sessantottino dei bei tempi o di quelli che dormono in stazione centrale che di solito hanno una scarsissima confidenza con l’acqua e il sapone.

Credo che Leonida avesse tipo una parrucchiera dedicata, che ad ogni stop della scena era lì a pettinargli il mostro peloso (mentre magari rimirava un pelo infoiata gli scolpitissimi di lui pettorali)

Altrimenti non si spiega.

P.S.
Ho provato a fare anche la prova “Barbiere”. Ma c’è un problema. I barbieri non esistono più, ci sono solo gli HairStylist ora.
Ho trovato un vecchietto che ancora opera nel paesello. Di quelli che ti fanno la barba con il rasoio alla sicula. Ma di fronte a cotanto e rigoglioso cespuglio ha deposto le armi (pennello e rasoio) e si è messo a piangere, sommessamente, infilando il capo nel mio barbone.

La Barzelletta Che Fa Ridere Solo Me (36)

Florida. In una bettola, l’oste indice un concorso: avrà da bere gratis per 10 anni chi riuscirà a bere 10 litri di tequila di fila, senza svenire o star male; strappare un dente cariato ad un ferocissimo coccodrillo che tiene nel retrobottega; soddisfare sessualmente una prostituta che nessuno era mai riuscito a soddisfare.

Dopo mesi, nessuno è ancora riuscito a superare le 3 prove: dopo pochi litri di tequila, tutti cadono per terra, tossiscono, non ce la fanno assolutamente. L’oste sta quasi per chiudere il concorso, quando un giorno, si apre la porta.
Entra un uomo forte, dallo sguardo fermo, fisico potente… una specie di mr. Crocodile Dundee. Guarda l’oste, e dice: “la tequila.”

Prende il barilotto da 10 litri, lo alza, e glu glu glu glu, senza fermarsi, se lo scola tutto.
Il barista è allibito, mai nessuno ce l’aveva fatta!
L’uomo posa tranquillamente il barilotto, e dice “dov’è il coccodrillo ?” il barista gli indica una porticina che dà sul retro.

gniiiiiik, l’uomo la apre e se la richiude alle spalle, gniiiiik

da fuori, si sente:
… grrrrrrRRRRRRR!
Ahh! Bam, bam! Pàk!
Rooooar! Uahhhr!
Tràk, bam!
Uhhhrrrrr!
Tò, tieni questo, PAK, e questo, PAK! bam!
rrrOOOArrrrrr!!
TRàK! NE vuoi ancora ??!! tieni, bastardo! bam, bam!

La porta si riapre. Compare l’uomo, coi vestiti stracciati, pieno di lividi e ferite, sangue qua e là. Ma lo sguardo è vittorioso, deciso.
Guarda l’oste:

“e adesso, dov’è la puttana a cui devo strappare un dente.. “

(thx dr.snail)

Virtuosismi

Alle medie, durante la prima lezione di Musica, l’insegnante ti dà l’elenco delle cose che devi comprare per seguire le sue lezioni: un album con sù il pentagramma ed un flauto dolce.

Il Flauto Dolce che tutti hanno comunemente, e in maniera giusto un zic dispregiativa, il Piffero.

Lo vai a comprare con la tua mamma che si trova di fronte alla scelta tra un manufatto in plastica (il mio era verde) del costo di poche lire, alla massima espressione dell’artigianato strumentistico di un pezzo di legno di pero del Nepal lavorato a mano, ritto e ben tornito. La mamma sceglie la plastica e tu te ne vai a scuola il giorno dopo. Cominci a soffiarne dentro e a ricavarne sostanzialmente degli striduli (ah e tra l’altro scopri che in classe c’è qualche figlio/a di papà che ha quello in legno, magari con intarsi d’oro). L’insegnante ti mena il torrone per gli anni a seguire e tu al massimo impari a fare “Tu scendi dalle stelle” o a bearti di tronfiaggine quando riesci a tirarne fuori le 10 note della sigla della pubblicità del mulino bianco… e cose così.

Non puoi prenderlo sul serio. É un piffero e puoi solo fargli fare suoni buffi e fastidiosi. Il Vero Suono Bello Da Sentire lo fanno solo gli Strumenti Veri, tipo il flauto traverso o il clarinetto.

Passano gli anni e ti ritrovi in una serata molto tranquilla di musica dal vivo. Il gruppo fa un misto di folk e pezzi di Grandi Cantautori Italiani; e sono parecchio forti su De Andrè.

Ecco che all’inizio di un pezzo del mai dimenticato cantautore ligure (Un Giudice) esce una tipa con un flauto dolce bellissimo (a vedersi) e si appropinqua al microfono.

Tu pensi “vabbè, farà un po’ di note della intro e che lol“.

Invece la tipa attacca. E minKia ! Ci da dentrissimo, esegue una bellissima melodia anche molto tecnica e vedi le dita che si muovono lungo il fusto del flauto manco fosse un piano forte.

E pensi “mii… non è che lei ha il flauto bello e suona meglio.. questo è cazzo di virtuosismo!”

Torni a casa e da qualche parte hai un flauto che ti porti dietro da innumerevoli traslochi. Lo inforchi. Ci provi. Ma ‘sto cazzo. A punta.

Poi per caso cerchi in google per trovare l’immagine che accompagna questo post, e trovi questa pagina di una tipa che si è diplomata in flauto dolce! Al conservatorio !

Vedi a prendere sotto gamba le cose….

E giusto per rimanere in tema l’altra sera non riuscendo a dormire mi suggo un programma sui percussionisti nelle grandi orchestre sinfoniche, uno di quei documentari lì che vanno a notte fonda su quei canali tipo discovery ochessoio.

Un capellone in primo piano parla del triangolo e dice che “un suonatore di triangolo può trarre parecchia soddisfazione dal proprio strumento”

E io che penso “mavaacagher !!!! dal triangolo ?? che me lo davano all’asilo le suore insieme ai due legnetti per fare un po’ di baccano”

Minchia questo attacca con lo strumento per percuoterlo e “ti-ti-tin ti-ti-tin” prende il triangolo, lo stoppa con la mano, lo percuote in quel modo per ottenere suoni più smorzati, esegue delle sincopi e ha una mano talmente allenata che pare quasi rullare. Ne modula in qualche modo il suono e insomma… spacca di brutto !!!

Non ce n’è. Il virtuosismo può essere presente in ogni cosa, evidentemente.
E devo cambiare atteggiamento. La prossima volta che, chessoio, percuote dei flessibili in funzione con il proprio pene per ottenerne suoni, ne avrò il massimo rispetto.

Gommista

Io sono uno di quelli a cui le automobili non interessano.

Sono meri mezzi di trasporto, un costoso male necessario in qualche caso ed una opulenta comodità in altri, che servono per rendermi la vita meno tediosa, e bon.

Quindi non so nulla di modelli, tendenze, tecnologie e quant’altro. non ne so nulla e non me ne frega niente.

Per non parlare della manutenzione, altro male necessario. Quando capita vado dallo specialista addetto e mi affido nelle sue mani.

Oddio, se c’è da cambiare la lampadine di un anabaggliante mi ingegno eh, ma già se è la freccia laterale preferisco affidarmi ad un elettrauto , che di solito alla mia richiesta di aiuto mi guarda con un misto di tenerezza (tipo lo sguardo che si lancia ad un bimbo che impara ad andare in bici con le rotelle) e di malcelato disgusto (del tipo “ma casso alla tua età non sei buono di cambiare una lampadina ? e poi mi rompi le balle per una cosa del genere che alla fine ti devo chiedere sì e no 5 euro).

C’è anche da sommare la mia innegabile destrezza per i lavori manuali, tanto che da tempo mi definisco “maldestro e malsinistro“, visto che per solo per appendere un quadro con chiodo e martello sarei letteralmente capace di tirar giù una parete. Ma tant‘è..

Capita che delle volte ti rendi conto che gli pneumatici della tua autovettura sono consunti, addirittura lisi. E ti decidi (con dolore, visto che sai che costerà un pochetto) a rivolgerti ad un professionista della vulcanizzazione: il Gommista.

Mi reco quindi garrulo dal fuligginoso figuro che mi accoglie sorridente mentre si ripulisce le mani con una pezzuola:

Io: “Buongiorno, devo cambiare tutte e 4 le gomme della mia macchina” (la macchina era sotto gli occhi del signore in questione)

Gommista: “Bene, su che tipo di pneumatico era indirizzato ?”

Io: “Mah.. non lo so. Una cosa da non spendere troppo ma anche da non spendere poco che poi mi ritrovo le ruote fatte di gomma pane… si ricorda.. quella che si usava a scuola”

Gommista: (che non ha mica capito la battuta) “…. sì…. ok… ma lei che tipo di guida ha ?”

Io: “beh guardi.. come vede ho una Scenic. Una monovolume familiare… tipo di guida… boh… così se me lo chiede direi che ho una guida distratta ecco (non ride)… ma ecco se devo dire qualcosa di più inerente diciamo che io faccio un sacco di autostrada ecco”

Gommista: “Sì ma io parlavo del modo di guidare”

Lo guardo querulo.. e penso “Ma cazzo io ho una Scenic !!!! che tipo di guida vuoi che abbia ?? Sportiva da “tacco punta” su freno e acceleratore per affrontare tornanti ?? É una Scenic ?!?!?! è pesante e abbastanza voluminosa !! Mica ci monto le gomme da Rally”””
Mi calmo e rispondo.

“Una guida normale. Ma tendo a frenare parecchio”

Gommista: “ok, ha qualche preferenza sulla marca”

Io: “Guardi come avrà capito io non me ne intendo molto, e poi ho una Scenic. Una macchina che di solito prende chi ha famiglia o tanti cani, quindi… boh

Se ne va un po’ sconsolato. Torna con 3 pneumatici e me li mette in piedi uno di fianco all’altro.

Gommista: “Ecco vede le differenti scolpiture del battistrada ? Quale preferisce ?”

Scolpiture del battistrada ????
SCOLPITURE DEL BATTISTRADA ?!?!?!?!?!?!?!?!
MACHECAZZONESO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ma mi calmo e dopo un tempo interminabile indico sommessamente la gomma centrale.

A quel punto il Gommista parte e me le cambia.
Ma tutto oramai è avvolto da un imbarazzante silenzio.
Mi rende l’auto. Pago con il bancomat. Saluto in silenzio con un mezzo sorriso. E me ne vado.

Lui mi guarda andarmene e anche se non lo vedo me lo immagino fissarmi, scuotere la testa e roteare gli occhi al cielo.

Meno male che le gomme le cambio una volta ogni un bel po’…. bah…